Arturo Bova sul Dl Dignità: il divieto pubblicità non serve a contrastare il Gap

A solo poco più di un mese dall’entrata in vigore del Dl Dignità, continuano le polemiche sulla normativa riguardante il divieto di pubblicità del gioco d’azzardo. Associazioni di categoria, operatori del settore e rappresentanti della filiera, considerano il provvedimento eccessivo e penalizzante per l’intera industria, a livello economico e di occupazione. I più sostengono inoltre che il divieto aumenterà il gioco d’azzardo sul mercato illegale e che non servirà a combattere la ludopatia.

Al coro di polemiche si sta unendo la voce di alcuni politici che si interrogano sulla portata di questo divieto. Tra questi Arturo Bova, presidente della commissione contro la Ndrangheta del Consiglio della Calabria, che in un’intervista a Gioconews.it ha commentato le misure sul gioco contenute nel decreto Dignità.

Divieto pubblicità, contrasto del Gap e ritorno a siti illegali

Sulla questione che vede il divieto pubblicità come strumento per contrastare il GAP, Bova esprime il suo disaccordo sottolineando che la misura non rappresenta affatto una soluzione al problema.

“Si tratta di una sola e semplice misura, di natura esclusivamente economica, e che dubito fortemente possa diventare la soluzione per il contrasto alla ludopatia. Di certo è un passo avanti e rappresenta un misura positiva che però, ribadisco, non credo sia la soluzione del problema né tantomeno uno strumento di prim’ordine. Secondo il governo, dunque, eliminando le quote dei bookmakers durante gli stacchi pubblicitari delle partite di calcio si spera di combattere questo incredibile e triste fenomeno? Poca cosa, credo. E smettiamola di chiamarlo gioco perché non socializza affatto e, anzi, contribuisce a distruggere la società”.

Aggiunge che per proteggere la salute pubblica bisogna intervenire tagliando l’offerta complessiva del gioco d’azzardo e destinare più risorse al trattamento del Gap.

Il presidente si dichiara d’accordo con l’ipotesi secondo la quale, nonostante il divieto, i giocatori compulsivi continueranno a giocare rivolgendosi addirittura a siti illegali.

“La ludopatia è una dipendenza come tutte le altre: che sia illegale o meno, chi è dipendente andrà sempre e comunque alla ricerca delle droghe o dell’alcool. Per aiutare chi ne è affetto, e vale anche per i ludopatici, sono necessari supporti psicologici e sanitari costanti in grado di condurre le ‘vittime’ e le loro famiglie lungo tutto il percorso di recupero”.

Sull’aumento del Preu

Per quanto riguarda l’aumento del Preu sugli apparecchi da gioco, Bova si dichiara d’accordo con il provvedimento, ma solo nel momento in cui si tiene conto della tipologia di apparecchi cui si fa riferimento.

“Dipende sempre dal tipo di apparecchi di cui parliamo. Esistono slot machine in cui il giocatore è obbligato ad inserire di volta in volta monetine da un euro e altre slot che consentono anche il versamento di banconote per ogni giocata. Vien da sé che parliamo di apparecchi molto diversi e che, evidentemente, possono causare danni, di natura economica ma non solo, molto diversi”.

“Al di là di tutto il Preu va bene solo nella misura in cui le somme incassate vengono destinate al contrasto e alla prevenzione del Gap: sarebbe questa la giusta risposta da dare ai cittadini”.

Sulla riforma del comparto

Soffermandosi sulla riforma generale del comparto annunciata dall’Esecutivo il nostro ritiene che occorre un intervento forte e mirato su tutto il gioco d’azzardo e il contrasto alla ludopatia.

“In Calabria lo abbiamo fatto con la legge 9/2018, la cosiddetta legge anti ‘ndrangheta, che prevede diverse misure per il contrasto alla ludopatia”, precisa Bova.

L’articolo 16 della suddetta contiene, tra gli ‘Interventi per la prevenzione dell’usura connessa al gioco d’azzardo patologico’ il divieto di qualsiasi forma di pubblicità sul territorio cui sono state affiancate misure per il contrasto alla ludopatia; il limite di apertura di 8 ore giornaliere per tutti i locali in cui sono presenti slot; il divieto di collocazione degli apparecchi da gioco in locali che si trovino ad una distanza inferiore a 300 o 500 metri (a seconda del numero di abitanti), da luoghi sensibili quali scuole, chiese, bancomat, etc…; l’avvio del Piano integrato per il contrasto, la prevenzione e la riduzione del rischio della dipendenza dal gioco patologico grazie alle risorse previste dal Fondo per il gioco d’azzardo patologico (Gap)”.

“Credo di non sbagliare se dico che la legge voluta dal Consiglio Regionale della Calabria abbia più dignità. Molta di più”, ha affermato Bova illustrando il provvedimento regionale di cui è il principale artefice.

Quali competenze per gli enti locali

Bova rivaluta il ruolo degli enti locali ai quali però “non servono competenze ma strumenti”.

“E lì dove è carente la legislazione nazionale possono essere le Regioni ad intervenire. Come ho spiegato, in Calabria abbiamo fatto un grande passo in avanti con la legge anti ‘ndrangheta. Spero solo che anche le altre amministrazioni regionali possano seguire la rotta e mettere in campo strumenti simili e comunque efficaci”.

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