Giochi: l’insostenibilità dell’aumento del Preu per New Slot e Vlt

Per compensare il bilancio statale, il governo pensa di attingere dal settore del gioco pubblico. Ma l’aumento del Preu per slot e Vlt non è più sostenibile.

Il Governo guidato da Paolo Gentiloni sta pensando di attingere dal gioco pubblico per risanare un bilancio in rosso di 3,5 miliardi di euro. È quanto richiesto dalla manovra correttiva EU imposta al nostro Paese che, in caso di mancato pagamento, si vedrà sottoposto ad una procedura di infrazione per eccesso di debito. Gli apparecchi da intrattenimento rappresentano il segmento del gioco pubblico dal quale il governo pensa di attingere per compensare il bilancio statale poiché è il più florido dell’intero comparto. Da solo rappresenta oltre il 50% della raccolta globale. Tuttavia al momento è quello con i margini più ridotti non solo per la filiera ma anche per i giocatori.

Considerando i possibili rischi e le ricadute che un ulteriore inasprimento fiscale avrebbe sulla filiera, non sembrano più esserci spazi di manovra per attingere altri fondi da slot e Vlt. Ed i dati che caratterizzano la raccolta e la spesa dei giocatori degli ultimi anni ne sono una prova.

L’Italia presenta l’aliquota fiscale più alta rispetto ai paesi EU

L’Italia è il paese che presenta una delle maggiori diffusioni del gioco sul proprio territorio, ma è anche quello con il prelievo più alto in Europa in riferimento al settore. Attualmente l’aliquota fiscale (ossia la percentuale della spesa dei giocatori al netto delle vincite) è superiore al 50% sugli apparecchi da intrattenimento: nel Regno Unito è del 25%, in Germania del 20% e in Spagna del 20%-30%; nelle scommesse sportive (terrestri) è del 18%, il 15% nel Regno Unito, e il 10% in Spagna; nel gioco online del 22%, contro il 15% del Regno Unito, il 20% della Germania e il 25% della Spagna. A tale scenario si era inoltre sommato il prelievo straordinario dei 500 milioni previsti dalla Legge di Stabilità del 2015: di questi lo Stato deve ancora recuperare 160 milioni. Tutto ciò dimostra la difficoltà di intervento fiscale sulla filiera.

E non finisce qui perché si dovrebbe considerare l’ulteriore cambiamento che ha riguardato il settore relazionato alla Legge di Stabilità 2016, ossia: riduzione di almeno il 30% del parco apparecchi; ricambio delle slot machine con nuove macchine con tecnologia ‘da remoto’, provvedimento che carica gli operatori di ulteriori investimenti agli operatori, proprio dopo il cambio macchine generale che si era appena compiuto, in conseguenza delle modifiche al payout in vigore dal 2016. La situazione preoccupa le imprese di settore: alcune di queste sono ai limiti della sostenibilità economica.

Slot e Vlt

Si è trattato dell’unico comparto colpito dal fisco negli ultimi anni: dal 2009 il prelievo fiscale è stato innalzato ben quattro volte per quanto riguarda le Awp e addirittura cinque volte per le Vlt (quest’ultimo, oggetto di un affidamento pagato dai concessionari c. 900 milioni di euro, ha visto l’aliquota aumentare di oltre il 37 percento rispetto ai presupposti dell’affidamento). In un mercato come quello dei giochi, peraltro, che viene considerato dall’Antitrust come un continuum, per cui tali interventi unidirezionali hanno determinato un’alterazione sostanziale ed ormai non più sostenibile delle dinamiche competitive tra operatori ed hanno portato ai livelli massimi il rischio di contenzioso (ed, in prospettiva, anche di danno erariale). Un aspetto che potrebbe generare nuovi contenziosi tra Stato ed operatori.

L’intervento fiscale che ha riguardato solo gli apparecchi da intrattenimento, presenterebbe delle incoerenze considerando il contrasto delle dipendenze legate al gioco. Da recenti ricerche, come quelle del Cnr e di Nomisma, è emerso che i profili di problematicità delle slot risultano inferiori rispetto ad altri prodotti di gioco, sia riferendosi al gioco patologico che a quello giovanile. Inoltre il governo in Conferenza unificata ha sottolineato l’impegno per una riduzione dell’offerta, in particolare delle slot machine, che difficilmente potrebbe essere compatibile con il fatto di mettere a bilancio, per l’anno corrente e per quelli futuri, nuovi proventi da questo settore. Sarebbe quindi interessante capire su quali basi il Mef esegue le proprie stime di gettito, se davvero si sta ragionando in termini di riduzione del numero delle slot e dei punti vendita che le offrono al pubblico.

Considerando gli aspetti riferiti al comparto degli apparecchi, e includendo le esigenze di cassa del Paese, forse sarebbe più sensato reperire risorse dai giochi incrementando la tassazione delle vincite su tutti giochi e alzare la tassa sulle vincite dall’attuale 6% (sulle vincite superiori ai 500 euro) ad un tasso superiore, ad esempio l’8 percento che porterebbe un gettito addizionale di circa 200 milioni di euro l’anno (oggi, con l’attuale aliquota del 6 percento, la tassa sulle vincite vale circa 630 milioni di euro l’anno). La soluzione sarebbe più sostenibile non solo per la filiera ma anche per i giocatori, considerando che, a differenza di una riduzione del payout, l’imposta sulle vincite non comporta un incremento della spesa dei giocatori ‘problematici’ che rappresenta invece un effetto collaterale mentre un moderato aumento del prelievo sulle vincite ha l’effetto di ‘prelevare’ solo in caso di una disponibilità.

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