In Italia è accanimento sul gioco, ma in Spagna scoppia la polemica: il caso

Nell’occhio del ciclone, il senatore Giovanni Endrizzi, del Movimento5Stelle. Endrizzi, nelle scorse ore, è finito al centro del dibattito a causa di veementi critiche mossegli dal popolo del web per le sue dichiarazioni in merito al Governo Conte 2 e i prossimi interventi in materia promossi per quel che riguarda il nemico evergreen del MoVimento, il gioco d’azzardo. Endrizzi ha negato tutte le accuse di proibizionismo che gli sono state mosse, sottolineando come ha sempre cercato di considerare i due fattori della filiera d’azzardo, distinti in concessionari che finanziano e gestori che mantengono l’impresa.

Endrizzi ha parlato, ovviamente, dell’argomento più caldo: quello dei lavoratori, che “sono lavoratori sempre. Se l’azzardo non ci fosse o fosse più limitato (siamo il primo mercato europeo, il primo al mondo per gratta e vinci, e al dodicesimo in Europa per reddito… la propensione all’azzardo è maggiore nei territori -anche al Nord- e nelle famiglie -anche al Nord- più povere) ci sarebbero altri consumi, altri settori che ne beneficerebbero, altre opportunità occupazionali (anzi in altri settori l’assorbimento di manodopera è maggiore)” – ha detto. Respingendo tutte le accuse, come dicevamo, e sostenendo con forza il ritorno nei casinò del machine gambling, dei gratta e vinci da ridimensionare. Ma con un unico mantra: “La gente che oggi lavora in questi settori non deve assolutamente finire sul lastrico”. Endrizzi si augura una riconversione delle aziende, un obiettivo che non potrà mai essere comune dal momento che convertire costa ed anche nel gioco ci sono interessi. La sua, insomma, è una prospettiva. Nel suo intervento, Endrizzi ha chiarito anche di non aver mai parlato di divieto di informazione, ribadendo invece che quando c’è un contenuto promozionale o esplicito o implicito che sia non è corretto parlare di informazione vera e propria. Il dialogo, le discussioni, impazzano. Ricordiamo, a beneficio di dubbio, che in Italia è in vigore il Divieto Dignità, quello cioè che blocca totalmente la pubblicità sui giochi. In Spagna, per dirne una, è bastata una sola ipotesi per sollevare un polverone. Difatti l’associazione spagnola di operatori del settore, Cejuego, ha portato la questione sui banchi dell’Unione Europea e dinanzi alle autorità europee garanti della concorrenza di mercato, per il tema del divieto sulla pubblicità ed ovviamente per la disparità di trattamento per segmenti diversi dello stesso settore del gioco pubblico. Qualora l’Unione si esprimesse, potrebbero esserci risvolti continentali dalla portata inimmaginabile, dal momento che ogni Stato membro oggi ragiona ognuno secondo la propria normativa. In primis l’Italia. In Spagna, dove pensano alle cose serie, è bastata la sola ipotesi per compromettere tutto: rischia l’industria, l’economia, rischiano i lavoratori. Ma siamo nella più classica delle situazioni: il regolatore sceglie di regolamentare e disciplinare, mica di vietare. In Italia, invece, impazza ancora la polemica e si continua a parlare di limitazioni ulteriori da introdurre nella promozione dei vari prodotti di gioco, soprattutto per casinò online e betting.

La situazione in Spagna, molto interessante, potrebbe aprire scenari imprevisti, nel momento in cui l’UE decidesse di intervenire con una regolamentazione bilanciata ed equilibrata, comprendente restrizioni ma senza divieti. Perché la cosa riguarderebbe, a quel punto, tutto il gioco, senza distinguere tra pubblico e privato. Finalmente, aggiungiamo, arriverebbe una svolta, sempre meglio che attendere un riordino, annunciato e promesso, ma perennemente rimandato nel nostro Paese.

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