Piemonte: Nuova legge sul gap troppo restrittiva e poco risolutiva.

Dal 20 Novembre scorso il Piemonte si è dotato della legge anti azzardo che regolamenta l’attività delle slot machines e delle altre macchinette da gioco.

Nata per contrastare il gioco d’azzardo patologico, la suddetta sta suscitando forti polemiche nel mondo politico e nelle associazioni di categoria.

La legge regionale sul Gap di recente approvazione contiene criteri troppo rigidi: punisce gli esercenti e non porta alcun beneficio per chi soffre di ludopatia. Oltre a non sciogliere nodi cruciali come quello del gioco online, rischia di gettare le aziende del settore sul lastrico

E’ quanto ha affermato Alessandro Benvenuto, consigliere regionale della Lega Nord durante l’audizione della Sapar al Consiglio regionale del Piemonte tenutasi in data 12 dicembre, dopo la manifestazione di protesta organizzata da alcuni operatori del gioco lecito contro la normativa vigente sul Gap.

A metà ottobre né giunta né maggioranza hanno voluto darci retta sulle conseguenze che ora siamo costretti ad affrontare. Si è preferito tirar dritto con una normativa che con la lotta alla ludopatia ha ben poco a che fare. Chi oggi non giocherà dal tabaccaio sotto casa, infatti, quasi certamente lo farà, in barba alla legge regionale, in uno dei moltissimi casinò online. La ludopatia è una piaga da debellare, ma il problema deve essere affrontato in un altro modo, anche cercando di non mettere a repentaglio il lavoro di migliaia di persone“, ha concluso Benvenuto.

Dello stesso avviso Alessia Milesi, presidente Delegazione Piemonte di Sapar, la quale, concordando con Benvenuto, ritiene che la legge regionale colpisce pesantemente il settore e mette a rischio numerosi posti di lavoro. Sarebbe più opportuno, secondo Milesi, fermare temporaneamente l’applicazione della legge nell’attesa di una normativa nazionale chiara e certa e nel frattempo, aprire un tavolo di confronto con le associazioni di categoria al fine di modificare alcuni aspetti della legge stessa.

Sapar ricorda che in Piemonte sono 10 le aziende di produzione degli apparecchi che impiegano 300 dipendenti; 300 le aziende di gestione degli apparecchi con circa 2.900 dipendenti e 6.300 esercizi pubblici che detengono gli apparecchi con 18.000 dipendenti coinvolti. L’entrata in vigore della legge regionale potrebbe portare a licenziamenti di massa e la stessa sorte toccherà a tanti esercizi commerciali. La preoccupante riduzione dei ricavi, ormai strutturali, comporterà forti ridimensionamenti di personale e per molti il rischio di chiusura.

L’associazione segnala inoltre in una nota che un altro rischio è quello della proliferazione del gioco illegale: “laddove sono stati tolti gli apparecchi per il gioco lecito sono già comparsi totem illegali, non a norma con il rischio che i giocatori entrino nella spirale del gioco illegale, magari gestito dalla malavita e difficilmente controllabile dallo stato”. Inoltre, l’espulsione del gioco a moneta dal territorio, non impedisce ai giocatori problematici di giocare: “la legge piemontese, ben lungi dal combattere le dipendenze dal gioco, combatte solo gli apparecchi comunemente chiamati ‘slot’, che hanno un costo partita di 1 un euro divisibile anche in partite da 20 centesimi e con una vincita massima di 100 euro con un orario di funzionamento limitato a poche ore al giorno. Incredibilmente, la legge lascia senza alcuna regolamentazione tutti gli altri giochi a vincita di denaro”.

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